Palazzina LAF

Drammatico

di Michele Riondino

con Michele Riondino, Elio Germano

Venerdì 23 febbraio ore 21:00 Sabato 24 febbraio ore 16:30

Anno: 2023

Durata: 99

Cast: Michele Riondino, Elio Germano, Vanessa Scalera, Domenico Fortunato, Gianni D'Addario, Pierfrancesco Nacca, Michele Sinisi, Fulvio Pepe, Marina Limosani, Eva Cela, Anna Ferruzzo, Paolo Pierobon

Paese: Italia

Distribuzione: Bim Distribuzione

Sceneggiatura: Michele Riondino, Maurizio Braucci

Fotografia: Claudio Cofrancesco

Montaggio: Julien Panzarasa

Musiche: Teho Teardo

Palazzina Laf, il film diretto da Michele Riondino, racconta i fatti realmente accaduti che riguardano la Palazzina Laf, acronimo di “Laminatoio a freddo” e reparto dell’acciaieria ILVA di Taranto, dove venivano confinati e mobbizzati gli impiegati che si opponevano al declassamento. Non potendo licenziarli, li lasciavano a far nulla.
Siamo alla fine degli anni Novanta, precisamente nel 1997, e attraverso le storie grottesche dei protagonisti, viene messo in luce lo scandalo che fu al centro di un processo. La cosiddetta “novazione” del contratto, cioè la cancellazione del ruolo svolto fino a quel momento, sostituito sul contratto da una nuova posizione da operaio, che ha riguardato un gruppo di impiegati e magazzinieri che ribellandosi finirono piazzati nella Palazzina Laf. Pagati per non fare nulla, deprivati della dignità di lavoratori, si aggiravano per i corridoi, senza una scrivania o mansioni specifiche, in attesa che scadessero le otto ore d’ufficio. Nel novembre del 1998, un processo condannò in tutti i gradi di giudizio i responsabili e gli alti dirigenti dello stabilimento, liberando finalmente le vittime di questi soprusi.
Il film, nello specifico, racconta la storia di Caterino (Michele Riondino), un uomo semplice e un po’ rude, appartenente agli operai che lavoravano all’ILVA. L’uomo vive in una masseria, caduta in disgrazia, e sogna insieme alla fidanzata di trasferirsi in città. Quando i capi dell’azienda decidono di fare di lui una spia, incaricata di individuare i lavoratori di cui è necessario liberarsi, Caterino diventa l’ombra dei suoi colleghi e prende parte agli scioperi soltanto per denunciarli. Quando anche lui chiede di essere trasferito alla Palazzina Laf, non sapendo bene quale degrado vi si nasconda, Caterino scoprirà che quello che credeva essere un paradiso è in realtà una machiavellica strategia per provare psicologicamente i lavoratori fino a spingerli a dimettersi o ad accettare il demansionamento. A sua spese scopre anche che da quell’inferno non c’è una via d’uscita.

Il film segna il debutto alla regia di Michele Riondino, attore di origini pugliesi noto per le sue diverse interpretazioni sul piccolo e sul grande schermo. La sceneggiatura del lungometraggio è stata lavorata dallo stesso regista congiuntamente al pluripremiato Maurizio Braucci, vincitore del David di Donatello con Gomorra (2008) e di un Orso d’argento al Festival di Berlino con La paranza dei bambini (2019). Il montaggio è stato affidato a Julien Panzarasa, noto per A bigger splash (2015) e Lo chiamavano Jeeg Robot (2015). La colonna sonora è curata dal compositore Teho Teardo, ma la canzone finale “La mia terra” è di Diodato, cantante di origini tarantine, proprio come il regista. Michele Riondino non si è limitato a co-sceneggiare e dirigere il film, si è anche calato nei panni del protagonista, l’operaio-spia Caterino Lamanna. Si tratta dunque della quarta pellicola in cui l’attore pugliese ed Elio Germano si trovano a collaborare dopo Il passato è una terra straniera (2008), Qualche nuvola (2011) e Il giovane favoloso (2014). Le riprese sono durate cinque settimane ed hanno avuto luogo fra Piombino e Taranto.

Per la sua opera prima da regista Michele Riondino sceglie un tema – quello dell’ILVA di Taranto – che gli è vicino e gli sta a cuore, ma non per questo passione e coinvolgimento lo fanno sbandare pericolosamente. Aiutato da Maurizio Braucci in sceneggiatura, Riondino non mette mai le esigenze del tema prima di quelle del cinema, girando un film di impegno civile che, però, ha la voglia e il coraggio di usare commedia, grottesco e surreale per raccontare la sua storia drammatica.
A testimonianza dell’impegno e della concentrazione del regista e attore, una serie di dettagli capaci di fare la differenza, a partire dal nome del protagonista passando per indizi visivi sulla natura tossica della fabbrica, per finire sulla scelta dei volti. Il fantasma di Elio Petri non è stato evocato invano. (Federico Gironi – Comingsoon.it)

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