Due sotto il burqa
Giovedì 15 febbraio 21.15
Sabato 17 febbraio 16.30
di: Sou Abadi
con: Fèlix Moati, Camélia Jordana
Commedia (88 min.)
di: Sou Abadi
con: Fèlix Moati, Camélia Jordana, William Lebghil, Anne Alvaro, Carl Malapa, Laurent Delbecque, Oscar Copp, Oussama Kheddam, Walid Ben Mabrouk, Miki Manojlovic
Armand e Leila stanno pianificando di volare insieme a New York, ma pochi giorni prima della partenza, Mahmoud, fratello di Leila, fa il suo ritorno da un lungo soggiorno in Yemen, un’esperienza che lo ha cambiato… radicalmente. Ai suoi occhi, ora, lo stile di vita moderno della sorella offende il Profeta. L’unica soluzione è confinarla in casa e impedirle ogni contatto con il suo ragazzo. Ma Armand non ci sta e pur di liberare l’amata escogita un piano folle: indossare un burqa e spacciarsi per donna. Il suo nome d’arte? Shéhérazade. Quello che Armand non si aspetta è che la sua recita possa essere sin troppo convincente, al punto da attirargli le attenzioni amorose dello stesso Mahmoud.
La regista è nata in Iran e -aggiunge- “ho trascorso una parte della mia vita sotto la repubblica islamica dell’Iran. L’educazione religiosa obbligatoria, le restrizioni nell’abbigliamento e le pattuglie repressive fanno parte dei ricordi indelebili della mia adolescenza”. La cornice è dunque seria, molto seria ma produce un film che si colloca decisamente sul versante della commedia. Con le dovute proporzioni, l’esempio di riferimento è “A qualcuno piace caldo” di Billy Wilder: anche qui il centro della vicenda è il travestimento, ossia la capacità di una persona di indossare panni altrui e di essere creduto per quello che impersona. Da questo pretesto si dipana una lunga catena di equivoci, scambi di persona, inganni in una girandola di sotterfugi senza fine. Magari qui l’oggetto del contendere è leggermente più ‘forte’ del duo Lemmon/Matthau. Ma proprio per questo, mentre si aspetterebbe che lo scarto religioso imponesse maggiore attenzione, ecco che la soluzione ironica, il sorriso come arma di difesa, la messa alla berlina di eccessi e estremismi volgono tutto in burla e come in una fiaba, arriva un finale che richiama tutti all’ordine. Ancora una volta la commedia svolge un fondamentale ruolo di mediazione: sulle ali della (iper)realtà , è possibile muoversi con stile e grazia, scavalcando incomprensioni e denunciando la superficialità di atteggiamenti non pertinenti. E’ un bell’esempio di incontro multiculturale, con il consueto briciolo di dubbio galleggiante: ma una storia simile è possibile immaginarla a parti invertite senza cambiare niente? Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e opportuno per dibattiti. (acec.it)
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