Le Città di Pianura, il film diretto da Francesco Sossai, si svolge in Veneto e segue la storia di Carlobianchi e Doriano (Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla), due amici che hanno passato i cinquanta ma che si sentono ancora ragazzini, ostinatamente aggrappati a un’eterna adolescenza.
La loro vita è fatta di bevute e di notti interminabili in cui fanno immancabilmente le ore piccole, inseguendo sogni sfocati. Senza un soldo e senza una meta precisa, hanno un solo rituale sacro: l’ultimo giro da un bar all’altro, come se nel fondo di un bicchiere potessero ancora trovare un senso. Durante una di queste serate storte, incrociano per caso Giulio (Filippo Scotti), un giovane studente di architettura dall’animo gentile e lo sguardo sognatore.
Quello che doveva essere solo un incontro bizzarro si trasforma in un viaggio surreale attraverso la piatta vastità della pianura veneta, tra rotonde deserte, luci al neon e silenzi interrotti dal rombo del motore. A bordo di un’auto sgangherata e con due compagni improbabili al fianco, Giulio si ritrova a scoprire un altro modo di guardare al mondo, all’amore e al suo futuro. Un road movie malinconico e ironico, che si muove al ritmo lento di una sbornia che passa, lasciando il retrogusto dolceamaro della verità.
Francesco Sossai firma un road movie alcolicissimo, che mescola al suo interno la commedia e il dramma malinconico, il coming of age e l’antropologia della provincia. Sempre personale, ma chiaramente ispirato da registi come Mazzacurati, Jarmusch, Kaurismaki, Monicelli e Risi, Le città di pianura è un film divertente, sì, ma pieno di malinconia. Una malinconia che però non è mai nichilista ma sempre vitale. E quell’ultimo bicchiere che non è mai davvero l’ultimo il segnale non di una resa o di una sconfitta, ma al contrario la ricerca di qualcosa di più, il segnale di chi non rinuncia, ma continua, un bicchiere dopo l’altro, con tutta la testardaggine e la sventatezza di cui si è capaci, a voler vivere una vita il cui segreto, per non parlare del senso, sfuggono costantemente.
Le Città di Pianura è un film diretto da Francesco Sossai e basato su un soggetto del regista e di Adriano Candiago, con protagonisti Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Roberto Citran e Andre Pennacchi. La pellicola è prodotta da Vivo Film con Rai Cinema in collbaorazione con Maze Pictures.
Le riprese della pellicola si sono svolte in Veneto, nella pianura e nell’entroterra, a Sedico, Feltrino, Padova, Chioggia e Treviso. Il film è stato presentato in anteprima al Festival di Cannes 2025 nella sezione Un Certain Regard. Il film è distribuito in Italia da Lucky Red. L’idea del film è nata, secondo il regista, in una notte d’inverno del 2015, in occasione di una rimpatriata con un amico a Venezia: “Quella notte abbiamo incontrato un giovane studente di architettura dello IUAV di Venezia ed è nata una grande amicizia. La mattina dopo, per scherzo, gli abbiamo parlato di un film – Le città di pianura, appunto – su due uomini che partivano dalle montagne per andare a bere l’ultima a Venezia. Insomma, questo film è nato un po’ per scherzo, intorno a tre temi fondamentali: l’alcol, l’amicizia, l’architettura”. Sossai ha aggiunto che il film prende ispirazione da ciò che conosce, dalla sua terra d’origine e dalle persone che la frequentano, anche se il film non contiene molti elemente autobiografici.
Per scrivere la sceneggiatura con Adriano Candiago, il regista si è ritirato sui colli della Pedemontana e “in una chiesa abbandonata abbiamo sparso tutti gli appunti su un tavolo e abbiamo provato a riorganizzarli come se fossero pezzi di una mappa più grande”. Il regista ha anche rivelato che le principali ispirazioni per Le Città di Pianura sono stati Marco Ferreri, Elio Petri, Francesco Rosi, Carlo Lizzani, così come film della commedia all’italiana quali Il Sorpasso e I Vitelloni.
A comporre la colonna sonora è stato chiamato Krano, artista veneto che compone musica in dialetto e del genere folk. Sulle musiche originali nel film, Sossai ha raccontato: “C’è un rumore costante di fondo in Veneto, che sembra esserci sempre come una bassa frequenza che risuona nella nostra testa: quello del motore a scoppio, dello spostamento delle merci. Automobili, camion, motociclette, aerei: il paesaggio sonoro nel quale viviamo è scandito da questa cacofonia costante di suoni più o meno indistinti. […] Krano racconta il Veneto cantando in dialetto ma con un suono che si rifà alla grande tradizione folk americana degli anni ‘70. Mi piaceva la contrapposizione tra questi due aspetti: la cacofonia del traffico e la leggerezza delle melodie di Krano”.
PREMI E RICONOSCIMENTI PER LE CITTÀ DI PIANURA
David di Donatello – 2026
- Premio miglior film
- Premio miglior produttore
- Premio miglior regista a Francesco Sossai
- Premio migliore attore protagonista a Sergio Romano
- Premio migliore canzone originale
- Premio migliore montatore a Paolo Cottignola
- Premio migliore sceneggiatura originale a Adriano Candiago, Francesco Sossai
- Candidatura David Giovani
- Candidatura miglior colonna sonora a Krano
- Candidatura miglior fonico di presa diretta
- Candidatura miglior scenografo
- Candidatura migliore attore non protagonista a Roberto Citran, Andrea Pennacchi
- Candidatura migliore attore protagonista a Pierpaolo Capovilla
- Candidatura migliore fotografia a Massimiliano Kuveiller